L’intervista con Brenno Martignoni, pubblicata nell’edizione del 9 giugno 2013 “Il Mattino della Domenica”.

Chissà se Brenno Martignoni, dopo la sua dipartita dal Municipio di Bellinzona, avrà perso il suo smalto e la sua brillantezza. Dopo un paio di  minuti, dove lo attendiamo nella sala riunioni del suo studio, eccolo che arriva sorridente e con una cravatta che ricorda la bandiera ticinese. “Allora, devo preoccuparmi?”, ci dice ridendo. No, certamente  lo smalto è  rimasto quello…

Martignoni, come andiamo?

Bene direi…

Abbiamo appena saputo che sua moglie è incinta di due gemelli. Famiglia numerosa la sua, avendo già sei figli… Insomma, lei è sempre in cerca degli effetti speciali!

In effetti a me è sempre piaciuto sorprendere  e  stupire tutti con colpi di scena… nella vita e anche nella politica. Non sono tipo da dogmi preconcettuali o verità preconfezionate. Faccio tutto con cuore e passione e questo mi porta molte volte a scelte forti che possono stupire! In fondo sono un Ariete, proprio come Giuliano Bignasca.

Un Giuliano Bignasca che però non gliele ha mai mandate a dire…

Beh, gli Arieti sono determinati e si scontrano alle volte… Ma a parte questo, ho sempre avuto un , gran rispetto per lui. Lo preferivo di certo agli ipocriti che non ti dicono le cose in faccia e poi ti accoltellano alla schiena. E poi sui temi dove bisognava combattere insieme è sempre stato un valido interlocutore. Aveva un grande fiuto sulle lotte che hanno segnato un’epoca. Personalmente con lui era un rapporto a corrente alternata: magari non lo sentivo per mesi, poi mi richiamava ed era come se avessimo finito di parlare proprio il giorno prima. Quando sono andato al suo funerale è stato un momento molto triste, ma è stato bello vedere quanta  gente gli ha portato rispetto. Onore al merito di un grande personaggio politico.

Eppure spesso sul Mattino della Domenica lei era oggetto dei suoi taglienti articoli.

Ma in politica ci stanno gli scontri. Questo bisogna, capirlo quando ci si mette in gioco. E comunque ha anche riconosciuto quando ho fatto cose buone; quindi non ho mai preso la cosa sul personale. E poi le sue critiche erano simpatiche e mai fini a se stesse, quindi non mi sono mai offeso.

Sempre sul Mattino, le era stata dedicata anche la prima pagina il giorno del matrimonio, quando aveva festeggiato il ricevimento a Palazzo Civico…

Era bello il fotomontaggio, ci ho riso su! E poi il Mattino non è stato l’unico a parlarne e di certo non il peggiore. Tanti media hanno parlato del mio matrimonio, ma era tutto un pretesto per attaccarmi e si è parlato tanto di danni alle sale di Palazzo Civico che in realtà non ci sono stati…

A proposito del matrimonio, lei ha deciso di usare il cognome della moglie, diventando Martignoni Polti. Una scelta inusuale…

Un altro colpo di scena. Dato che il mio matrimonio è praticamente diventato un evento’pubblico e è’ era la possibilità di fare questa scelta, ho voluto dare un segnale sulla parità di trattamento tra moglie e marito.

Il suo matrimonio è stato uno degli ultimi ricordi che si ha dei suoi otto anni da sindaco. Che bilancio traccia del suo sindacato?

Sono stati otto anni vivaci che sono coincisi con un momento di particolare splendore per Bellinzona: in quegli anni c’è stata la seduta del Consiglio Federale a Palazzo delle Orsoline, la Swiss aveva battezzato un suo aereo “Bellinzona”, eravamo diventati la città  svizzera del gusto e il Bellinzona calcio, che adesso fa male veder retrocedere in Prima Lega, era stata promossa in Super­ league ed era arrivata in finale di Coppa Svizzera, la città era attiva e il suo nome era stato esportato fuori dai confini ticinesi.

Eppure la sinistra in campagna elettorale l’aveva accusata di non aver fatto molto per la città.

Credo sia un commento ingeneroso nei confronti di un esecutivo che nei momenti importanti ha fatto le scelte giuste. Abbiamo ascoltato i bisogni dei cittadini e abbiamo cercato di realizzarli. E abbiamo  iniziato il  progetto del polo biomedico che i cittadini hanno approvato con votazione bulgara. Nel  2012 la sinistra ha vinto ma, al di là dei proclami, l’attuale Municipio non brilla certo per presenza. Hanno parlato più contro di me che dei grandi temi della sinistra. E anche sulle Officine temo che si sia abbassata un po’ troppo la guardia e si stia perdendo qualcosa, quando invece il precedente municipio era stato piuttosto presente.

Nelle due volte che è stato eletto sindaco, ha rifilato due batoste al Plr.

Ho sempre voluto essere il sindaco della gente, fuori dalla partitocrazia imperante nella città e dagli ordini di scuderia. Per questo la prima volta nel 2004 quando ero candidato per il Plr, chiesi il ballottaggio contro il mio allora collega di partito Caprara, il prescelto del partito. Vinsi e all’interno del Plr non la presero particolarmente bene… Nel 2008 poi feci una lista civica, il Noce, e fui confermato sindaco. Fu un bel momento, perché era la conferma della fiducia dei cittadini che sostenevano la mia scelta, quella di un liberale­radicale con sensibilità sociale che però non si riconosceva più nel suo partito.

Ma chi fu responsabile della sua epurazione nel Plr?

Come detto in precedenza, il Presidente Cantonale Giovanni Merlini e quello sezionale Daniele Lotti non avevano digerito che avessi chiesto il ballottaggio, vincendolo, contro Bixio Caprara alle elezioni comunali. Lotti peraltro si era legato al dito il fatto che mi opposi alla vendita dell’azienda elettrica di Bellinzona alla SES. Quindi mia mossa era stata la classica goccia che fece traboccare il vaso. Ma, vedendo le ultime cronache che riguardano la SES, posso dire che il tempo alla fine è sempre galantuomo…

E nel 2007 si candida nel Consiglio di Stato per l’UDC. Ma davvero aveva creduto di poter battere Borradori?

Mi candidai perché non ero d’accordo su alcune sue posizioni. L’inceneritore su tutti. Ma Marco, è imbattibile… Le ultime elezioni a Lugano lo hanno dimostrato.

Terminato il suo sindacato a Bellinzona, sorprende tutti e si candida a Roveredo.

Ennesimo colpo di scena… Sono molto legato a Roveredo e adesso si trova di fronte ad importanti sfide, come l’aggregazione della Mesolcina e il progetto di circonvallazione. L’ idea è di mettere a disposizione un’esperienza maturata sul campo per dare una mano al futuro Municipio. Adesso aspettiamo l’esito dei ricorsi, direi pretestuosi, contro di me. Ma sono fiducioso.

Ma ci dica la verità: più bello il carnevale di Bellinzona o quello di Roveredo?

Che domande… Sono tutte due belli e molto diversi tra loro. Quello di Roveredo è autentico fino al midollo ed è molto’ a misura d’ uomo. Mentre ormai quello di Bellinzona è un grande evento che ha superato la dimensione cittadina e con un forte accento sullo spettacolo.

Uno spettacolo a cui lei ha contribuito…

La consegna delle chiavi è sempre stato un momento importante per me, dove potevo dare sfogo alla mia vena satirica… Conservo tanti bei ricordi di quei mo meriti, ma in particolare dell’ultimo, quando il mio spettacolo è partito da James Bond per arrivare al mio matrimonio, scherzando sopra tutte le polemiche che c’erano state al proposito.

Ci vuole una bella dose di autoironia per fare queste cose… era così anche da bambino?

Si assolutamente, non ero un bambino propriamente timido e dicevo sempre la mia. Ciononostante a scuola me la cavavo bene.

Guai ne ha mai combinati?

Ho cominciato a farli una volta entrato in politica (ride)!

Oltre alla sua professione di avvocato e notaio, come passa il tempo libero?

Ho la passione dello scrivere, con alcune pubblicazioni… Fare passeggiate e progettare le aperture dei Carnevali…

E Re Lingera cosa sta preparando per il prossimo Carnevale?

Se lo dicessi non sarebbe un colpo di scena…